La quinta sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha ribadito il diritto di Stefano Binda a ottenere un indennizzo dallo Stato per la privazione della libertà personale subita tra il 2016 e il 2019. Binda, assolto in via definitiva dall’accusa di aver ucciso la compagna di liceo Lidia Macchi nel 1987, aveva trascorso tre anni e mezzo in carcere prima dell’assoluzione.
I giudici milanesi hanno confermato la cifra di 212mila euro — pari al 70% della somma massima teorica di 313mila euro —, la medesima importo già quantificato nel settembre 2024. Tale provvedimento giunge dopo un complesso iter procedurale segnato da due precedenti annullamenti con rinvio pronunciati dalla Corte di Cassazione a seguito dei ricorsi presentati dalla Procura generale di Milano e dall’Avvocatura dello Stato.
Con la nuova ordinanza depositata dal collegio, la palla passa nuovamente all’accusa: in caso di un ulteriore ricorso da parte della Procura generale, la questione tornerà al vaglio degli ermellini.













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