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Sarà la versione originale del Boris Godunov di Musorgskij, quella voluta dall’autore russo subito censurata, ad aprire la stagione della Scala il prossimo 7 dicembre. Un’opera che nel teatro milanese ha avuto una lunga storia, è stata diretta da mostri sacri come Arturo Toscanini e Claudio Abbado, che ci inaugurò la stagione lirica nel 1979 in un allestimento entrato nella storia.

Ma anche un titolo che – con lo scoppio della guerra fra Russia e Ucraina – ha attirato alcune polemiche, inclusa la richiesta del console ucraino a Milano Andrii Kartysh di cambiare titolo. La risposta del teatro è stata un no. E non solo perché il titolo è stato deciso tre anni fa, ma anche nella convinzione che non sia affatto “propaganda per Putin” ma una denuncia della crudeltà del potere di cui sono vittime gli innocenti. “Il mondo ha bisogno di più arte non di meno. E Musorgksij ha smascherato la crudeltà del potere. Per questo è giusto farlo ora” ha sottolineato il regista Kaspar Holten, ex direttore della Royal Opera House di Londra.
“E’ uno spettacolo meraviglioso. Venite a vederlo” ha esortato il sovrintendente Dominique Meyer, che ha sottolineato la vicinanza “concreta” della Scala alla popolazione ucraina per cui ha organizzato un concerto che ha raccolto 380 mila euro, accolto nella scuola di ballo dell’Accademia un gruppo di alunne della scuola di Kiev e chiesto a Gergiev una dichiarazione in cui auspicava una soluzione pacifica. “Siamo stati i primi a farlo” ha rivendicato.

Boris – che qui presenta un cast importante guidato dal basso Ildar Abdrazakov – “era un capolavoro troppo nuovo per essere accettato dalla commissione del teatro di San Pietroburgo” ha sottolineato Chailly, che con l’orchestra ha lavorato “per sottolineare la modernità della narrazione sinfonica”. Dunque l’attesa è per il 7 dicembre, quando in teatro a vedere Boris saranno presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Ma lo spettacolo si potrà vedere anche in tv (in diretta su Rai1) e in 32 luoghi diversi di Milano.

ANSA 


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