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Torna in carcere Mohamed Lamine Saida, ossia il trapper 20enne Simba La Rue, arrestato in due indagini milanesi tra luglio e ottobre scorso e che da quasi quattro mesi era ai domiciliari a casa dei genitori. Nel corso di una serie di controlli, infatti, sono state riscontrate “violazioni” da parte del giovane del regime dei domiciliari: più volte in casa con lui c’erano altre persone che non dovevano esserci, alcune anche arrestate per spaccio, e in un’occasione era “in compagnia di una giovane seminuda adagiata sul divano, estranea al nucleo familiare”.

Lo si legge nell’ordinanza del gup di Milano Giulio Fanales che ha deciso di ripristinare la custodia in carcere per il trapper per la “progressiva gravità delle violazioni delle prescrizioni”, anche perché ha più volte “disatteso il divieto di comunicazione con soggetti terzi”. Sussiste, quindi, il pericolo di “reiterazione” dei reati. Dal 4 gennaio in avanti in casa di Simba, stando ad una annotazione dei carabinieri, sarebbero entrate diverse persone che sono rimaste in sua compagnia, tra cui un cugino, una ragazza e alcuni giovani arrestati per vari reati. Simba era stato messo ai domiciliari per motivi di salute per proseguire le cure alla gamba ferita e operata dopo un agguato subito il 16 giugno dello scorso anno.

Per Simba, ma anche per il collega trapper e amico Baby Gang, anche lui difeso dall’avvocato Niccolò Vecchioni, il prossimo 28 marzo inizierà davanti al gup Fanales l’udienza preliminare a carico pure di altri imputati e che riunisce i due filoni delle indagini milanesi, uno su una cosiddetta “faida tra trapper” e l’altro su una sparatoria vicino a corso Como, zona della movida milanese. Baby Gang, ancora in carcere, ha fatto ricorso al Riesame contro una recente ordinanza che aveva respinto un’istanza di domiciliari. Chiedeva di andare in una comunità per “affrontare i problemi relativi all’abuso di sostanze”.

ANSA


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